Dal brindisi con pane, burro e acciughe fino alla Bomba di Giacomo: al Giacomo Bistrot di Milano, una degustazione dedicata alla cantina Andreola ha messo in dialogo le diverse sfumature del Prosecco Superiore DOCG con una cucina che gioca su sapori, consistenze e abbinamenti.
Il Valdobbiadene DOCG incontra la cucina milanese
Ci sono degustazioni che permettono di andare oltre il singolo calice e di scoprire quanto un vino possa cambiare espressione a seconda del piatto con cui viene servito. È quello che è successo da Giacomo Bistrot a Milano, durante un percorso dedicato ai vini di Andreola, cantina veneta che ha fatto delle colline di Valdobbiadene e della loro identità uno dei punti centrali della propria produzione.
La formula è quella di un menu costruito per accompagnare sei etichette, attraversando diverse tipologie e aree della denominazione: dagli Extra Brut al Brut, dall’Extra Dry al Dry. Un’occasione per apprezzare la versatilità del Valdobbiadene Prosecco Superiore DOCG, protagonista non soltanto dell’aperitivo, ma anche di un percorso gastronomico che comprende risotto, pasta al pomodoro e una creazione finale tutta da scoprire.
Andreola, una storia di famiglia tra le colline eroiche
La storia della cantina comincia nel 1984, quando Nazzareno Pola fonda l’azienda nel territorio di Valdobbiadene. Oggi è il figlio Stefano a portarne avanti il progetto, con un approccio che unisce esperienza familiare, attenzione alla qualità e valorizzazione delle peculiarità dei vigneti.

Il paesaggio è quello delle colline del Conegliano Valdobbiadene, riconosciute Patrimonio mondiale UNESCO nel 2019: un territorio in cui la viticoltura richiede un lavoro impegnativo, soprattutto nei vigneti più ripidi, dove la meccanizzazione è difficile e molte operazioni devono essere eseguite manualmente.
È questa la cosiddetta viticoltura eroica, espressione che racconta bene il rapporto tra uomo e territorio. Per Andreola, il risultato non è soltanto produrre uno spumante di qualità, ma valorizzare le differenze che caratterizzano le singole aree di coltivazione.
Una filosofia particolarmente evidente nella linea Rive, dedicata a specifiche sottozone della denominazione. Suolo, altitudine ed esposizione contribuiscono a definire il carattere delle uve e, di conseguenza, le sfumature di ogni vino.
Dall’Extra Brut al Dry: sei calici, sei abbinamenti
Il percorso al Giacomo Bistrot si apre con tre vini della linea Rive, tutti Valdobbiadene DOCG Extra Brut, accompagnati da altrettante proposte gastronomiche.

Il primo è Marna del Bacio, Rive di San Pietro di Barbozza, servito con pane, burro e acciughe del Cantabrico. Un abbinamento essenziale, costruito sul contrasto tra la componente sapida delle acciughe, la morbidezza del burro e la freschezza dello spumante. Un inizio che valorizza la semplicità degli ingredienti e invita a prestare attenzione all’equilibrio tra il sorso e il boccone.
Si prosegue con Rive di Col San Martino, abbinato a salvia e fiori di zucca in pastella. Qui la delicatezza della frittura e le note vegetali della preparazione offrono un nuovo terreno di confronto con il vino, in un gioco di consistenze che passa dalla croccantezza della pastella alla finezza delle bollicine.

Il terzo calice è Aldaina al Mas, Rive di Guia, proposto con mondeghili e salsa verde. La tradizione milanese entra così nel percorso con le sue polpette di carne, mentre la salsa aggiunge una nota erbacea e vivace. Un abbinamento che mette in relazione una specialità locale con uno spumante che nasce sulle colline venete.
Il risotto alla milanese e la sorpresa dei paccheri al pomodoro
La degustazione prosegue con due piatti della cucina italiana che dimostrano quanto il Valdobbiadene possa trovare spazio anche oltre il momento dell’aperitivo.
Con il risotto alla milanese arriva Col del Forno, Rive di Refrontolo, Valdobbiadene DOCG Brut. Il risotto, con la sua consistenza cremosa e il carattere dello zafferano, richiede un vino capace di accompagnare il piatto senza appesantirlo. La scelta di un Brut introduce una nuova sfumatura nel percorso, passando dagli Extra Brut iniziali a un’espressione differente della denominazione.

Il piatto successivo è costituito dai paccheri al pomodoro, abbinati a Mas de Fer, Rive di Soligo, Valdobbiadene DOCG Extra Dry. La dolcezza naturale del pomodoro e la struttura della pasta portano in tavola un sapore familiare, immediato, che si confronta con una tipologia di spumante dal residuo zuccherino maggiore rispetto a quella dei calici precedenti.

È proprio questa successione a rendere interessante il percorso: non una semplice sequenza di assaggi, ma un modo per osservare come cambino le possibilità di abbinamento al variare delle caratteristiche del vino e del piatto.
La Bomba di Giacomo chiude la degustazione
Il finale è affidato a Vigna Ochera, Rive di Rolle, Valdobbiadene DOCG Dry, servito con la Bomba di Giacomo.
L’ultima portata introduce una nota golosa e chiude il percorso con un abbinamento che gioca sul contrasto tra la componente zuccherina del vino e quella del dessert.

La tipologia Dry, infatti, presenta un residuo zuccherino superiore rispetto a Extra Brut, Brut ed Extra Dry: una caratteristica che può renderla particolarmente interessante quando si cerca un incontro più morbido e armonico con una preparazione dolce.
La Bomba di Giacomo aggiunge così un tocco finale a una degustazione che ha attraversato antipasti, fritti, specialità milanesi, primi piatti e dessert, mostrando un volto meno scontato del Prosecco Superiore.
Un viaggio nel territorio, calice dopo calice
La degustazione da Giacomo Bistrot lascia soprattutto una considerazione: conoscere un vino significa anche sperimentare le sue possibilità a tavola. Il Valdobbiadene DOCG non è soltanto lo spumante da stappare per un brindisi, ma un vino che può accompagnare un menu articolato, purché si scelgano con attenzione le caratteristiche del calice e quelle della preparazione.

Con la sua collezione di Rive, Andreola invita inoltre a guardare oltre la denominazione verso le singole aree che compongono il territorio. Ogni etichetta diventa così un punto di partenza per conoscere le colline, il lavoro in vigna e le differenze che rendono questo paesaggio vitivinicolo tanto riconoscibile.

Un’esperienza che, anche nel contesto urbano di Milano, riporta al centro il legame tra vino, cucina e territorio: tre elementi che, quando dialogano con equilibrio, trasformano una degustazione in un racconto da assaporare.
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